mercoledì 17 ottobre 2012

STOP AL PRECARIATO E PARTECIPAZIONE


In Italia serve una vera riforma del lavoro che non tocchi le conquiste sociali frutto di cultura e storia, ma che consideri l’alta funzione sociale del lavoro e ne dia l’esatta valutazione al pari del capitale e della proprietà privata, anche essi dotati di funzione sociale.
In questo quadro accanto al profitto privato va valutato il profitto sociale che fa sì che il lavoro non venga considerato un mero costo di produzione.
In questo contesto il lavoro è tutto ugualmente nobile e merita pari dignità nel rispetto dei ruoli e delle qualifiche; per tale motivo tutti i lavori precari, siano essi a progetto o a tempo determinato, devono in tempi ragionevolmente brevi diventare a tempo indeterminato.
A chi spaccia la manomissione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori come necessaria per attrarre investitori stranieri, basta far presente che parliamo di persone. Persone che vivono con stipendi da miseria.
Va proposta una forma di virtuoso compromesso fra Capitale e Lavoro, fra la proprietà e il dipendente, fra il capitalismo e la giustizia sociale, un istituto che renda possibile la mediazione fra i principi della massimizzazione del profitto e la considerazione dei diritti ed interessi dei lavoratori, alla sicurezza del posto di lavoro, alle condizioni umane di lavoro ed alla partecipazione dei lavoratori al successo dell’impresa. Per potere essere un esempio di democrazia industriale e di controllo sulle forze economiche del mercato.
La partecipazione dei lavoratori alla guida dell’impresa, andrebbe sviluppata su due livelli.
Il primo a livello di Consiglio di Azienda, riguarda temi relativi al personale, sociali od economici legati ad una unità aziendale. Prevedendo diritti di rappresentanza e di informativa a livello aziendale, cosa che troviamo presente in molti altri paesi d’Europa.
Il secondo livello, da esplicare attraverso la compartecipazione dei rappresentanti dei lavoratori negli organi direttivi dell’impresa ed in relazione a decisioni anche strategiche.
Va così affermata la prevalenza del lavoro sul capitale finanziario speculativo e va, finalmente, data piena attuazione all'articolo 46 della Costituzione ed alle Direttive Europee che impongono il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione dell'impresa e nella ripartizione degli utili. I modelli di cogestione affermatisi soprattutto in Germania hanno superato con successo l'obsoleto modello di relazioni sindacali basato sulla contrapposizione tra imprenditore e lavoratori, tramontato con la progressiva estinzione delle storiche famiglie imprenditoriali e l'affermazione del capitale speculativo detenuto dalle centrali finanziarie sovranazionali. 

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