Il problema dell'immigrazione va combattuto principalmente sulla base
dell'identità di popolo e sugli esorbitanti costi che essa produce. Costi che
non sono giustificati con la solita falsa motivazione di porre rimedio alla
denatalità, fare il lavoro che gli italiani non vogliono più fare, dare
solidarietà perché anche la nostra comunità è stata migrante, costituire
una ricchezza, un futuro multirazziale e multiculturale inevitabile, la
criminalità extracomunitaria e' uguale a quella italiana, gli immigrati
(nuovi cittadini) pagheranno le nostre pensioni, gli immigrati costituiscono
una risorsa economica.
Bugie evidenti: dai dati Eurispes e Caritas Migrantes si scopre però che a
fronte di un gettito fiscale di 3,3 miliardi di euro corrisponde una spesa
pubblica che arriva a circa 52 miliardi costituiti da spese sanitarie,
scolastiche, comunali, abitative, giudiziarie (37% di popolazione carceraria),
di accoglienza, di espulsione, di asilo politico, di rimesse all'estero. Il
vantaggio è tutto loro.
A fronte di una realtà sempre più insostenibile, si rende necessario
quantomeno attribuire un punteggio ai cittadini di nazionalità italiana sia
per le graduatorie relative all’assegnazione delle case popolari, sia per
l’accesso agli asili nido, sia per usufruire dei vari servizi sociali messi a
disposizione dalla pubblica amministrazione.
Questo provvedimento oltre ad essere profondamente giusto servirà a
recuperare serenità di rapporti nei confronti degli extracomunitari, diventati
oggetto di risentimento da parte degli italiani bisognosi che si sono visti
scippare i diritti dalle scelte folli di tante amministrazioni locali.
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